Recensione delle solette Ares: correre come Bolt e saltare come LeBron

Recensione delle solette Ares One: un duro lavoro…

Uno dei grandi benefici di lavorare in FitStadium è che ogni tanto in redazione arrivano gadget veramente interessanti. Spesso però sono oggetti notevoli solo sulla carta e spetta a me il durissimo compito di stabilire se vale veramente la pena acquistarli o meno.

Questa volta ho avuto la possibilità di provare per un mese uno dei prodotti per sportivi (e meno sportivi) che sta facendo tanto parlare di sè: le solette Ares nella versione “One”.

recensione solette ares one

Tutti pronti? Ok, allacciamoci insieme le scarpe e…partiamo!

Cosa sono?

Le Ares One sono delle particolari solette in fibra di carbonio che (stando a quanto specificato dall’azienda che le produce) migliorano l’elevazione e la velocità della corsa. Inoltre riducono il consumo di ossigeno durante l’attività sportiva e diminuiscono i danni sulle articolazioni causati dai micro-impatti del piede sul suolo. Questo permetterebbe anche un più rapido recupero post allenamento.

 

Le premesse sono veramente molto interessanti ed indubbiamente la carne al fuoco è tanta. Per queste solette sarà sicuramente un test difficile perchè sono uno “sportivo” estremamente scettico e critico. Vedremo nel corso della nostra recensione delle solette Ares One, se e quanto ogni feature mi abbia effettivamente convinto. Faremo inoltre delle prove specifiche con metro e cronometro per misurarne la loro efficacia.

Come sono fatte?

Le One sono composte da due parti ben distinte e con due funzionalità differenti: la struttura inferiore denominata “energy-return” e la parte superiore denominata “energy-absorb”.

Energy-return: carbonio e kevlar, materiali d’eccezione

Quello che la scienza ci dice è che durante la corsa o il salto, buona parte dell’energia della falcata si disperde irrimediabilmente nel nostro piede e poi di conseguenza nella scarpa. Anche una leggera riduzione di questa dispersione produrrebbe risultati notevoli in termini di miglioramento delle performance.

La struttura energy-return delle One è proprio quella parte deputata a disperdere meno energia possibile, cercando di trasformarla in energia utile per la falcata successiva o per il salto imminente.

Nelle One questa parte è formata da cinque strati di fibra di carbonio e kevlar. Come molti sapranno, il carbonio è un materiale già noto in diversi ambiti fortemente tecnologici per essere molto elastico ed allo stesso tempo leggero. E’ a mio parere il miglior componente esistente per portare a termine questo arduo compito, oltre che essere esteticamente molto accattivante.

Il kevlar ha invece la funzione di evitare che, in caso di rottura, frammenti della soletta finiscano nel piede del malcapitato utilizzatore. Questo materiale, per le sue caratteristiche di resistenza (5 volte superiore all’acciaio) viene utilizzato addirittura come fibra di rinforzo nella costruzione di giubbotti antiproiettile.

recensione ares carbonio

La scelta di questi due prodotti è senza dubbio innovativa e particolarmente visionaria. Infatti le solette normalmente in commercio sono costituite da componenti poco nobili (gomma e/o gel) e non hanno particolari velleità se non quella di rendere più confortevole la calzatura su cui vengono applicate. Devo dire che, almeno sulla carta, nel caso delle One rispetto alla concorrenza siamo proprio su pianeti distanti anni luce.

La struttura energy-return non è solo speciale per via dei materiali di cui è composta ma anche per la sua particolare forma.
Viste lateralmente le One infatti presentano la parte anteriore leggermente rialzata rispetto alla parte posteriore. Questa sagoma indurrebbe, secondo diversi studi scientifici [1] un pre-allungamento del tricipite surale. Di conseguenza l’energia elastica potenziale aumenterebbe, portando un miglioramento non indifferente nel salto verticale (addirittura un +6.8cm sul salto continuativo).

ares one energy return

Energy-absorb: silicone memory-foam

La parte superiore delle One è quella deputata ad assorbire gli urti. E’ formata da uno strato di silicone a memoria di forma (tipo i cuscini all’ultima moda) e che dovrebbe modellarsi sul piede dell’utilizzatore. L’azienda produttrice sottolinea come sia necessario anche più di una settimana per fare in modo che l’adattamento sia ottimale.

Questa credo sia la prima pecca che trovo sulla carta, ma d’altra parte penso che questa tempistica sia dovuta anche alla necessità di far adattare il piede alla maggior reattività che porterà la soletta.

Lo spettro del doping sportivo

Come abbiamo visto anche in precedenza, ci sono diversi studi scientifici che avvalorano la testi delle One. Mi sono imbattuto addirittura anche un articolo dove questa tipologia di solette viene considerata doping sportivo. Tutto ciò ovviamente per via dell’incremento di performance che porterebbe ad un vantaggio assolutamente non equo (rispetto a chi non le usa). E’ chiaro che se così fosse, sarebbe sicuramente un problema regolamentare correttamente questa tipologia di attrezzature.

doping sportivo scarpe

L’evoluzione delle scarpe sportive

C’è da dire che se facciamo un analisi del mercato delle scarpe sportive negli ultimi 20 anni, possiamo scoprire cose molto interessanti e comunque poco conosciute ai più.

Ad esempio le scarpe tecniche usate nel salto in lungo e nel salto in alto sono cambiate profondamente: tutte sono passate da intersuole e solette morbide a molto rigide. Queste ultime all’inizio non danno una sensazione confortevole, ma dopo il normale adattamento aumentano notevolmente le performance. E’ così evidente questo aumento che l’evoluzione ha portato tutti i produttori in quella direzione.

Se guardate bene la foto qui sotto di una famosa scarpa da atletica leggera, noterete oltre alla visibile rigidità della suola anche una parte anteriore decisamente rialzata rispetto al resto (dorsiflessione). Particolare che troviamo anche Ares One.

scarpe sportive salto

Il mercato delle scarpe sportive generiche invece è andato nella direzione opposta, dato che a livello di marketing si è preferito puntare sulla comodità, soprattutto iniziale. Perchè come ben tutti sappiamo, l’utente medio che compra scarpe sportive lo fa solo per un fatto puramente estetico e di comfort della prima calzata.

Si è preferito quindi puntare sulla grande flessibilità ed ammortizzazione, modificando le strutture delle intersuole e optando per materiali molto morbidi. Questo anche in punti come la parte anteriore del piede dove è fondamentale non disperdere l’energia dell’appoggio, pena un peggioramento evidente delle performance.

07

Se andiamo a confrontare le due foto possiamo vedere che la differenza è assolutamente imbarazzante, sia a livello di dorsiflessione che a livello di rigidità della suola. E’ clamoroso come il marketing abbia modellato nel corso di questi anni le nostre scarpe in peggio, per noi sportivi.

Per tutti questi motivi, almeno sulla carta, la struttura (sia nella forma che nei materiali) delle One è senza dubbio votata al massimo raggiungimento delle performance. Senza compromessi di sorta. Questo da un lato potrebbe essere un problema per chi cerca solette che siano immediatamente comode ma dall’altro è sicuramente un forte vantaggio per chi vuole il massimo delle prestazioni.

Dalla consegna ai test in cieco semplice

Il pacco “alato”

Le mie Ares sono arrivate con un packaging doppio. E’ presente infatti un pacco esterno che protegge il box interno (dove sono presenti le solette). L’ho trovata una soluzione molto intelligente per evitare che il contenitore delle One si rovini. Spesso infatti i grandi marchi peccano molto da questo punto di vista.

Il pacco esterno è una scatola di cartone con il logo dell’azienda, a prima vista realizzato con una bomboletta spray. Molto “urban” devo dire, anche se avrei preferito qualcosa di più standard.

pacco ares one solette

Il contenitore interno invece è di cartoncino nero con apertura a “scatola di fiammiferi”. Ha al suo interno due linguette che permettono alle solette di stare posizionate senza che la parte di silicone venga compromessa. Anche questa soluzione particolarmente funzionale ed assolutamente di impatto dal punto di vista estetico.

L’unico appunto che faccio al packaging è che la scatola in alcuni punti sembrava incollata non perfettamente, ma nel complesso direi che l’impressione è assolutamente positiva.

La prima volta tra le mani

Sfilate le One dal loro box, le posso finalmente vedere e “sentire” tra le mani. A prima vista, la struttura in carbonio è veramente bella da vedere, anche se da vicino noto alcune imperfezioni (credo tipiche delle lavorazioni di questo materiale). La parte in silicone invece sembra davvero molto spessa e “porosa”. Non nego che vedendole lateralmente, la prima domanda che mi è passata per la testa è stata: “ma ci staranno nelle scarpe?”

Complessivamente l’effetto estetico del carbonio e del verde fluo del memory foam è incredibile. Sono quasi tentato di metterle in salotto sopra la televisione…ma devo prima provarle! ;)

pacco solette sportive ares

Cercando di piegarle un po’ noto subito che hanno un ritorno elastico che, sono sincero, non mi sarei aspettato. Se le fate flettere di una 30ina di gradi e le lasciate, schizzano via alla velocità della luce. Così come per l’impatto estetico, ho però avuto solo il dubbio riguardante la loro effettiva rigidità: “mi daranno fastidio nei piedi?”

Anche il primo contatto è stato assolutamente positivo. Il dubbio più grande in questa fase è stato sull’effettivo adattamento del mio piede ad una soletta così rigida. Qualche nota negativa anche sulle imperfezioni del carbonio da vicino. Sorprendente invece il ritorno elastico. Quasi da arma impropria. :D

La prima volta nei piedi

Confesso che non sto più nella pelle: mi sfilo le scarpe e inserisco le One sopra alla minima soletta in gomma che era presente all’interno. Poi via il piede dentro. Noto subito che è più stretto nella scarpa rispetto a prima (ovviamente) e ho l’alluce che ora tocca contro la parte superiore della calzatura. Quello che temevo in precedenza si è avverato.

recensione solette ares one

“Not a good start”, Direbbero gli anglofoni.

Faccio qualche passo. La sensazione è sicuramente strana: la soletta ammortizza così tanto che sembra quasi di camminare su un gonfiabile ma a “fondo corsa”, quando il piede è arrivato alla sua massima flessione prima di staccarsi da terra, si sente bene la maggior rigidità delle One. Mi ci devo abituare.

Aumento leggermente la velocità, appoggiando con più forza il peso sul piede, quasi saltandoci sopra. Al primo passo fatto in questo modo arriva la “botta”. Una “ritorno” incredibile, senza dubbio e senza effetto placebo: come se qualcuno ti spingesse dal basso, ad ogni passo. Sinceramente non credo di aver mai provato una cosa del genere. Sono sbalordito.

Correre avanti e indietro nell’ufficio non è una cosa molto indicata soprattutto se si fanno saltelli come Heidi ai tempi d’oro. Decido però, come suggerito da altre persone, di lasciare le One nelle scarpe in modo che prendano la forma più velocemente.

Prima volta nei piedi non positiva dal punto di vista della comodità da fermi (l’alluce tocca con queste scarpe) ma sorprendente per quanto riguarda la reattività. Come dopo aver provato una Ferrari da Formula 1 in pista. Stretti nell’abitacolo, scombussolati, ma euforici.

recensione delle solette ares one

L’adattamento

L’obiettivo finale è sempre stato quello di scrivere una recensione delle solette Ares il più oggettiva possibile. Per fare questo ho cercato di far adattare al mio piede le One (e viceversa) in maniera impeccabile.

Ho seguito alla lettera i consigli che mi erano stati dati in precedenza da diversi conoscenti che avevano le avevano giò acquistate: per una settimana intera ho tenuto le solette in tutte le scarpe che ho usato. Grazie a questo ho anche notato che il problema dell’alluce veniva a galla solo con le scarpe meno sportive perchè “in punta” risultano tutte più strette. Devo anche dire che tutto ciò si è notevolmente attenuato nel corso della settimana dato che il memory foam si è abbassato di diversi millimetri dall’inizio della prima prova.

A parer mio, una soluzione intelligente ma senza dubbio originale, potrebbe essere quella – una volta acquistate le One – di comprare le scarpe che meglio si adattano alle solette. In questo modo sarete sicuri al 100% che questa problematica non emerga.

In questa settimana ho effettuato solo corsette in pista ed allenamenti di basket al campetto, togliendole sempre dopo 10/15 minuti di attività.

Nella fase di adattamento ho notato tre cose molto evidenti:

1) Se la reattività è stata molto forte ed evidente durante la prima prova, in questa fase è stata sicuramente dirompente. Spingere sulle One quando si è completamente caldi è uno spettacolo. A pelle e senza metro o cronometro alla mano, potrei dire di aver corso più velocemente e saltato sicuramente di più.

2) I primi giorni ho sentito una forte sensazione di pesantezza del polpaccio. Questo credo sia dovuto al pre-stretch del tricipite surale e soprattutto al fatto che non avessi mai saltato o corso in questa maniera. Questa sensazione è completamente scomparsa alla fine della prima settimana, segno probabilmente che l’adattamento è andato a buon fine. Con molta probabilità se una persona è poco allenata è possibile che serva più tempo in questa fase.

3) Una sensazione che mi ha lasciato un po’ spiazzato è stata quella che provavo ogni volta che le toglievo dalle scarpe e giocavo o correvo senza. Ho finalmente capito a pieno il grande limite che hanno le calzature sportive non da atletica: troppo morbide e poco reattive.

Metro, cronometro ed eliminazione del placebo

Dopo la prima fase di adattamento ho utilizzato per circa un’altra settimana le One ad ogni allenamento, dal primo all’ultimo minuto. Ho voluto fare questo per arrivare alle “misurazioni finali” senza lasciare niente al caso.

Ho cercato di pensare a delle prove che potessero eliminare, nei limiti del possibile, qualsiasi fattore di randomicità e di effetto placebo. Fortunatamente la mia attuale compagna ha circa il mio stesso numero di scarpe per cui posso far eseguire gli stessi test anche a lei, senza ovviamente rivelargli cosa sta provando. In questo modo sarà come eseguire un test in cieco semplice (single-blind control procedure).

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Sono curiosissimo di sapere i risultati nel suo caso, perchè da un lato non avrà eseguito la fase di adattamento e dall’altro non sarà influenzata da tutto ciò che io ho letto e visto in precedenza. Come dire: se funziona con lei, funziona con tutti.

Le prove saranno le seguenti:

  • Salto verticale (3 prove con e 3 senza)
  • Corsa sui 100mt (3 prove con e 3 senza)
  • Corsa 5km (1 prova con e 1 senza e con lo stesso numero di giorni di riposo precedenti)

Risultati

Faccio un aggiornamento importante perchè ho letto cose poco intelligenti in giro per la rete:
Ci tengo a sottolineare che PESO 110kg e sono alto poco più di due metri.

Quindi prima di dire: “beh sei un runner scarso e quindi ci stanno questi miglioramenti” vi consiglio CALDAMENTE di provare a correre con 50kg in più sulle spalle. ;)

Ecco i risultati delle prove (media):

Io:

  • Salto verticale (3 prove con e 3 senza): + 8.34 cm
  • Corsa sui 100mt (3 prove con e 3 senza): -1.1 sec
  • Corsa 5km (1 prova con e 1 senza e con lo stesso numero di giorni di riposo precedenti): -49 sec al km

Federica:

  • Salto verticale (3 prove con e 3 senza): + 5.5 cm
  • Corsa sui 100mt (3 prove con e 3 senza): -0.6 sec
  • Corsa 5km (1 prova con e 1 senza e con lo stesso numero di giorni di riposo precedenti): – 35 sec al km

NB. Come si può vedere dallo screenshot di Runtastic nella prima prova senza solette non sono riuscito a terminare i 5kg di corsa senza camminare e mi sono dovuto fermare prima. Con le One invece sono arrivato tranquillamente in fondo al circuito. Da segnalare anche una velocità massima maggiore di addirittura 5km/h.

solette ares one runtastic prova

Considerazioni post prove

Tutte le prove nella nostra recensione delle solette Ares, hanno evidenziato un miglioramento consistente con l’utilizzo delle One, sia per me che per Federica. Nel mio caso ho avuto un risultato migliore rispetto al suo. Questo potrebbe essere dovuto all’adattamento iniziale che io ho effettuato, al contrario suo.

Federica ha lamentato un affaticamento muscolare al polpaccio post prova. A parer mio anche questo dovuto alla mancanza di adattamento iniziale (lo stesso che io avevo provato nella prima settimana).

Aggiungo che, dopo circa un mese di prova, ho notato un sensibile calo di dolorini al ginocchio che avvertivo nei miei post workout.

Pro e contro

Contro

– Necessitano di un adattamento (mediamente di due settimane)
– Alcuni particolari del packaging non convincono
– Scomodità iniziale con scarpe molto strette in punta
– Costo relativamente alto rispetto ad una normale soletta

Pro

– Salto verticale aumentato
– Velocità della corsa aumentata
– Meno dolori articolari post allenamento
– Minor senso di fatica

Recensione delle solette Ares: conclusioni finali

Sicuramente ci troviamo di fronte ad un prodotto eccezionale anche se non privo di difetti (secondari). In primis la necessità di effettuare un adattamento alla grande reattività in maniera graduale, onde evitare affaticamenti muscolari più o meno importanti. Diventeranno sicuramente un must-have (se non lo sono già) per gli sportivi professionisti ma anche per chi prende sul serio il proprio sport. A memoria non ricordo accessori sportivi che migliorino le performance in maniera così evidente come le Ares One e che siano ancora legali ;)

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  • Alessandro Pia

    Mettere nei contro il packaging non è corretto. Ma ormai è diventata una moda quella di valutare l’imballaggio, come se si utilizzasse quello anziché il contenuto. Casomai lo si consideri un contro soltanto per il fatto di esistere e di essere cosa superflua destinata a finire nell’immondizia.

  • Alessandro YouTwo Venza

    300€…praticamente solo per professionisti con dindirindini da spendere come se non ci fosse un domani

    • Luca

      C’è gente che compra telefonini inutili che costano quasi 1000€ senza battere ciglio e quando c’è qualcosa che funziona davvero si fanno mille seghe mentali. Io dopo averle provate le ho prese anche per mio papà e per la mia ragazza…i soldi meglio spesi di quest’anno…

      • Alessandro YouTwo Venza

        Ma sei lo stesso Luca del servizio consumatori Ares? Spendere 1/3 del proprio stipendio per un cellulare o solette è da folli…per me. Le seghe mentali le lasciamo fare a qualcun altro.

        • Luca

          EH?!?
          io ti sto portando la mia esperienza e poi credo che ognuno sia libero di spendere i propri soldi come vuole

  • Luca

    Io le uso da 4 mesi ormai e non ne faccio più a meno!
    Ci ho tolto 18s/km (e ho fatto tutti i test su un circuito stra conosciuto che faccio sempre). Tra l’altro non sono uno che “cammina” ma mi sono tolto moltissime soddisfazioni anche in gare importanti. Comunque anche senza fare i test è praticamente impossibile non sentirne la “potenza”!
    Acquisto obbligato per un runner!
    Ps anche a me il packaging non è piaciuto

  • Sawakita

    Ma come hai fatto ad avere nella corsa con le solette un ritmo medio di -49sec/km se poi hai concluso la prova con solo 1 min e 44 sec (104 sec) in meno?

    • Alessio

      Perchè ha corso di più…guarda il numero di km.

  • Alessio

    Ho avuto delle difficoltà anche io nelle prime due settimane ma poi….solette straordinarie, validissime in qualsiasi sport….faticavo anche io a credere ai miei nuovi tempi…chi scrive commenti a caso è perchè ancora non le ha provate.

  • Marco Disasso

    ho un paio di dubbio che magari il recensore mi può chiarire:
    – Sei oltre due metri e 110 kg (ci assomigliamo…) come fa la tua ragazza ad avere quasi il tuo stesso numero di scarpe. Dalle tue “dimensioni” immagino tu abbia almeno un 46
    – come hai fatto ha raggiungere la velocità massimo in corsa di 30kmh? volavi, hai fatto un pezzo in bici, il programma di registrazione ha qualche pecca?
    – hai scritto che le hai provate su un campo di basket ma su questo non hai più detto altro, mi interesserebbe..
    Grazie

    • admin

      Ciao Marco!
      – io ho i piedi “da fata” (un 44 in alcune calzature). Lei porta un 43. Quindi la soletta nella mia scarpa ci stava comodamente, nelle sue ho dovuto forzare un po’ ma alla fine è entrata.

      – devo dire che nel lungo, dovendomi portare dietro tanto peso, faccio fatica (infatti il mio tempo fa ridere). Negli scatti brevi e nell’elevazione sono sempre stato molto forte: ho fatto il professionista per molti anni giocando a pallacanestro. Ciò detto, i 30 km/s che tu vedi sono un valore puntuale che mi dava Runtastic. Posso averli tenuti per pochi secondi e non c’è nessun errore a parer mio. Difatti ho deciso di scaldarmi, in entrambi i casi e fare una “tirata veloce” per vedere a quanto arrivassi. Ed il dato è quello che vedi, abbastanza eloquente. Mi fa piacere tra l’altro che tu pensi che io abbia “barato”…sinonimo che ancora viaggio negli scatti ;)

      – sul parquet, essendo più ammortizzato del cemento, le prestazioni calano leggermente (questo ovviamente loro non te lo dicono esplicitamente). Però assolutamente ti posso dire che queste Ares One devono essere un must anche per un cestista serio. Inoltre nelle scarpe da basket che hanno la tomaia più larga sono anche molto comode. Unico cosa: prendile della misura giusta (hanno un servizio gratuito per il cambio numero) perchè altrimenti potresti avere qualche dolorino se non fittano bene.

    • Admin FitStadium

      Ciao Marco!


      – io ho i piedi “da fata” (un 44 in alcune calzature). Lei porta un 43. Quindi la soletta nella mia scarpa ci stava comodamente, nelle sue ho dovuto forzare un po’ ma alla fine è entrata.

      – devo dire che nel lungo, dovendomi portare dietro tanto peso, faccio fatica (infatti il mio tempo fa ridere). Negli scatti brevi e nell’elevazione sono sempre stato molto forte: ho fatto il professionista per molti anni giocando a pallacanestro.
      Ciò detto, i 30 km/s che tu vedi sono un valore puntuale che mi dava Runtastic.
      Posso averli tenuti per pochi secondi e non c’è nessun errore a parer mio. Difatti ho deciso di scaldarmi, in entrambi i casi e fare una “tirata veloce” per vedere a quanto arrivassi. Ed il dato è quello che vedi, abbastanza eloquente. Mi fa piacere tra l’altro che tu pensi che io abbia “barato”…sinonimo che ancora viaggio negli scatti ;)

      – sul parquet, essendo più ammortizzato del cemento, le prestazioni calano leggermente (questo ovviamente loro non te lo dicono esplicitamente). Però assolutamente ti posso dire che queste Ares One devono essere un must anche per un cestista serio. Inoltre nelle scarpe da basket che hanno la tomaia più larga sono anche molto comode.

      Unica cosa: prendile della misura giusta (hanno un servizio gratuito per il cambio numero) perchè altrimenti potresti avere qualche dolorino se non fittano bene.

      • Marco Disasso

        Innanzitutto grazie.
        Aver corso a 5’05” al km a me sembra un gran tempo altro che il tuo fa ridere..
        andrò avanti ad informarmi sul prodotto. per quanto riguarda il numero ho più di qualche dubbio scarpa normale va benissimo un 46, scarpa per correre passo a 46,5 e scarpa da basket (una sola calza normale, niente cavigliera ecc)siamo al 47e1/3…
        grazie ancora

        • Admin FitStadium

          Figurati @marcodisasso:disqus !
          Grazie a te!

  • Admin FitStadium

    Ragazzi ho dovuto cancellare dei commenti perchè i toni non erano adeguati. Vi ricordo che questo è un blog serio sullo sport ed il fitness. Le liti “da tastiera” non sono ammesse.

  • Vincenzo

    Scusate ma io per il fatto che sono un pronatore, per una spina calcaneare ecc, indosso plantari sportivi personalizzati.
    Queste solette vanno poste sotto il plantare o al suo posto?

  • Salvatore Zarbo

    Salve ho di recente acquistato e provato le solette Ares, sono un Triathleta, mi cimento spesso anche in gare di corsa su strada e sono stato incuriosito da questa nuova tecnologia, premetto che corro con scarpe drop zero molto leggere anche nelle maratone, per mia fortuna uso Altra Running poiché in tutte le altre scarpe in commercio una volta inserita la soletta il piede entra a fatica, rimane dolente ed imbottito perché la soletta occupa molto spazio in altezza . Correndo con drop zero non ho avuto problemi di adattamento o affaticamento muscolare, poiché per utilizzare un drop zero a suo tempo ho eseguito un periodo di adattamento ben più lungo di 2 settimane per far si che i muscoli ed i tendini si adattassero alla maggiore sollecitazione. Ma veniamo al punto i tempi su corsa praticamente sono gli stessi in termini di tempo, non ho potuto ammirare forse che qualche secondo i miei tempi sui 5000 sono di 3’35” /km e tali sono rimasti, provati chiaramente in gara, certo che un paio di prove possono essere poche ma la cosiddetta spinta personalmente non la avverto, viceversa posso affermare che ad alte velocità l’assorbimento degli urti sul terreno è tangibile senza disperdere energia, credo che più che un aumento prestazionale si possa godere di un miglior confort di corsa senza perdere tempo prezioso, Ieri provate nella mezza di Roma-Ostia, ho corso 1′ minuto più lento dell’anno scorso, e di qualche mese addietro ho corso una mezza con il medesimo tempo di ieri ma senza solette. Domenica scorsa su un 5000 metri ho corso con il medesimo tempo dell’anno scorso, ma ripeto la forma può non essere la stessa ma i paventati 7 secondi al km da qualche blogger sventolati per runner evoluti ne tanto meno i 15-20 sec. per i runner meno evoluti non li ho potuto saggiare. Tengo a sottolineare che la mia corsa è improntata sull’appoggio mesopiede avampiede, non so se questo possa essere un pregio o un difetto nell’utilizzo delle solette ares.. Una cosa che ho analizzato dai video in circolazione ed in particolare sull’esempio della scarpa che piegandola parte a molla e che il piede con quella torsione si romperebbe e comunque non effettua mai quella torsione ed in secondo luogo poggiando la soletta a terra e mettendoci il piede sollevando il tallone andando sulla punta del piede la soletta si stacca da tallone e va in direzione contraria al senso di marcia ossia punta sul terreno dalla parte del tallone, se con un dito l’avvicino al tallone lasciandola fa da molla verso in basso. Queste le mie modeste considerazione, mi riservo comunque di testarle continuamente per vedere se il fattore tempo possa incidere su un cambiamento positivo in termini prestazionali, per il resto come detto prima anche nel semplice camminare la sensazione di comodità è tangibile nell’avere le solette sotto i piedi e credo che il carbonio faccia la sua parte nel trasmettere l’energia su una superficie più ampia anziché punti più ristretti, soprattutto in presenza di difetti posturali.

  • Emanuele Poli

    Domanda per il recensore :secondo lei, in una attività tipo mountain trail, fatta su terreno estremamente discontinuo e sconnesso, la risposta della suola magari differente ad ogni passo, potrebbe inficiare sulla stabilità della falcata stessa? Nel senso.. Corro sui trampoli in pista.. Ok, no problema.. Correre sui trampoli in sentieri di montagna?