Dieta iperproteica: il consumo di proteine animali in una corretta alimentazione

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Spesso gli utenti di Fitstadium ci pongono domande sull’alimentazione più indicata per chi fa sport; uno degli argomenti più popolari in particolare è l’apporto di proteine e il modo migliore di assumerle.
La carne, insieme ai suoi derivati, rappresenta la principale fonte di proteine nella dieta occidentale. Negli ultimi anni si sta però verificando una sorta di “demonizzazione” della carne, in particolare di quella rossa, spesso associata a connotati negativi e stili di vita poco salutari.
Ma quanto c’è di vero?

Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.
Ormai molti studi scientifici dimostrano come un elevato consumo di carne sia legato ad un aumento dell’incidenza di alcune malattie, prime fra tutte quelle cardiovascolari. I maggiori imputati nella correlazione tra queste patologie e il consumo di carne sono gli acidi grassi saturi e il colesterolo in essa contenuti.

C’è da dire, però, che la relazione tra consumo di carne rossa e malattie cronico-degenerative a carico dell’apparato cardiovascolare è molto complessa e di difficile interpretazione, mentre diversi studi epidemiologici hanno confermato, con maggiore solidità e significatività, l’associazione fra elevato consumo di carne e aumento di incidenza del cancro al colon-retto. Per quanto riguarda altre tipologie di cancro, sono in corso numerosi studi per indagare il possibile legame tra un’alimentazione ricca di carne e la comparsa di tumori ai polmoni, alla vescica, alla prostata, all’esofago e al pancreas.

Alla luce di ciò può venire spontaneo pensare che la carne sia un alimento da evitare. Eppure non è proprio così.
La carne, infatti, ha un elevato valore nutritivo, in quanto rappresenta la fonte primaria di alcuni nutrienti e micronutrienti che nei prodotti di origine vegetale sono di solito assenti, scarsamente rappresentati  o poco disponibili (ossia di difficile assorbimento).

Un esempio sono gli aminoacidi essenziali, sostanze che il nostro organismo non è in grado di produrre da solo ma che devono necessariamente essere introdotte con la dieta: basti pensare che ciascuna varietà di carne è in grado di apportare la totalità di aminoacidi essenziali necessari a soddisfare il fabbisogno di una persona adulta. Anche micronutrienti come il ferro, la vitamina B12, la vitamina A, lo zinco, il selenio hanno una maggiore biodisponibilità quando sono assunti tramite il consumo di carne rispetto a quando si trovano nei prodotti vegetali.

Di conseguenza, una eccessiva riduzione del consumo di carne può portare a carenze di queste sostanze fondamentali, soprattutto in alcuni soggetti particolari (donne in gravidanza o in allattamento, bambini e adolescenti in crescita, sportivi).

Che fare allora? Restare “carnivori” o diventare vegetariani? È una scelta difficile. Chi decide di cambiare stile di vita viene generalmente spinto da motivi diversi, non solo nutrizionali ma anche etici. La cosa importante in questi casi è essere informati e fare scelte consapevoli.
Alcuni studiosi sostengono che i vegetariani vivrebbero più a lungo dei “mangiatori di carne”; ma è bene sapere che, seppure le diete vegetariane appaiono idonee a fornire adeguati apporti nutrizionali, il fabbisogno proteico dovrebbe essere aumentato del  5-10% rispetto ad una normale dieta onnivora; inoltre, soprattutto in alcuni stati fisiologici particolari, può essere necessaria una integrazione di proteine e di altri micronutrienti.

Mentre per gli onnivori il consiglio è: moderazione. Evitare il consumo eccessivo di carne e rispettare le porzioni e le quantità raccomandate, senza rinunciare a soddisfare l’appetito primordiale che ci fa venire l’acquolina in bocca davanti ad una bella bistecca. Senza incorrere in rischi per la nostra salute.

Maria Vincenza Gargiulo
Laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari

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